IL DANNO ALLA PERSONA: le diverse voci di risarcimento

Le diverse voci di risarcimento possono essere raggruppate all’interno di due fondamentali categorie: il danno patrimoniale ed il danno non patrimoniale.

Il danno è patrimoniale quando produce conseguenze negative sul patrimonio del danneggiato inteso in senso generale e sui suoi interessi economici.

E’ suddiviso in tre componenti:

  • Lucro cessante: incide sulla capacità lucrativa del soggetto leso, che viene diminuita o abolita a seguito del sinistro;
  • Danno emergente: l’insieme delle spese sostenute dal danneggiato per la cura o l’assistenza, sia essa immediata che futura;
  • Danno alla capacità lavorativa: la ripercussione del danno sulle abilità lavorative del soggetto leso che, a sua volta, può essere suddivisa in ulteriori sotto categorie, che sono l’incapacità lavorativa generica, quando riguarda una qualsiasi attività capace di procurare reddito, e l’incapacità lavorativa specifica che riguarda, invece, le ripercussioni sulle specifiche abilità richieste dal lavoro svolto dal danneggiato.

Nella valutazione del danno patrimoniale si considerano:

  • Il tipo e l’entità della menomazione;
  • Il reddito lavorativo prodotto;
  • L’età.

Il risarcimento avviene di norma attraverso il pagamento di una somma di denaro, che è volta a rappresentare l’equivalente monetario della perdita subita dal danneggiato ed ha la funzione di porre il suo patrimonio in una condizione analoga a quella in cui si sarebbe trovato senza l’evento lesivo.

Le voci di danno che rientrano nella sfera del danno non patrimoniale sono:

  • Il Danno Biologico: consiste nella lesione dell’integrità psico-fisica della persona, quale bene protetto in sé e per sé indipendentemente dalla capacità di produrre ricchezza. E’ valutabile e quantificabile rispetto ad un 100% di integrità psicofisica. Il risarcimento è tabellare, ossia, è calcolato utilizzando una tabella a doppia entrata in cui le due variabili considerate sono la percentuale di invalidità permanente riportata dal soggetto leso e la sua età;
  • Il Danno Morale: consiste nelle sofferenze psichiche o fisiche – queste ultime intese come sofferenze somatiche non accompagnate da alterazioni di funzionalità organica – del danneggiato, nell’ingiusto turbamento dello stato d’animo in conseguenza dell’offesa subita. Secondo l’interpretazione della Corte Costituzionale (sent. 184/1986), si tratta di un danno conseguenza. E’ una voce di tradizione del diritto romano che riguarda la sofferenza, le preoccupazioni, il dolore fisico e morale per quanto cagionato dall’evento. L’esistenza del danno morale deve essere provata dal danneggiato, anche se spesso si basa su presunzioni semplici, e la prova si deve basare su due elementi, il primo oggettivo, consistente nel fatto pregiudizievole, cioè l’evento, ed il secondo soggettivo, ovvero la ripercussione dolorosa del fatto lesivo, la conseguenza. Il giudice liquida il danno morale in via equitativa, cioè secondo quanto ritiene “equo”, tenuto conto principalmente di tre elementi: le effettive sofferenze patite dall’offeso, la gravità dell’illecito di rilievo penale, le circostanze peculiari del caso concreto. In giurisprudenza vi sono orientamenti che riconoscono il danno morale in un importo oscillante tra un quarto e la metà del danno biologico corrispondente;
  • Il Danno Esistenziale: incide su attività non reddituali della persona danneggiata, determina una perdita di chances, ostacola le attività realizzatrici della persona e si verifica senza il tramite di una lesione all’integrità psico-fisica, quindi non è compreso nel danno biologico. Riguarda qualsiasi alterazione negativa sulle attività quotidiane della vittima e sulla qualità della sua vita, sui rapporti familiari e sociali, sulle attività culturali, di svago e di intrattenimento. E’ soggettivo e non può avere parametri oggettivi di valutazione tecnica. Viene liquidato per via equitativa, ossia, secondo quello che il magistrato ritenga sia “equo” corrispondere.

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