METODOLOGIA PERITALE

Il termine “perizia” è ormai di prassi tra gli operatori forensi, anche se tale termine sarebbe correttamente applicabile solo all’attività svolta in ambito penale e non civile, ove viene invece chiamata consulenza tecnica d’ufficio (CTU). Si tratta di una differenza non solo metodologica ma sostanziale, soprattutto perché la perizia può assumere valore di prova nel corso del processo penale.

La CTU è un supporto tecnico alla decisione del magistrato che mantiene comunque il ruolo di “peritus peritorum”, ossia, di decisore ultimo sia, ovviamente, sull’oggetto di causa, sia sull’accettabilità ed utilizzo della perizia stessa.

La Consulenza tecnica può essere svolta anche per via stragiudiziale e, in questo caso, si tratta di una consulenza tecnica di parte. La via stragiudiziale rappresenta una modalità di accordo tra le parti in cui viene fatta un’offerta, in genere dalla Compagnia Assicuratrice, ritenuta accettabile dal danneggiato.

La valutazione del danno, in questo caso, viene svolta dall’esperto della Compagnia Assicurativa e da un esperto designato dalla parte. In genere la figura di riferimento in questa materia è il medico legale che può avvalersi, se lo ritiene necessario, di altri specialisti, tra cui lo psicologo.

Nella valutazione del danno biologico di natura psichica si devono analizzare i seguenti parametri:

  1. l’esistenza, o meno, del danno biologico di natura psichica;
  2. la diagnosi del tipo di danno dal punto di vista clinico;
  3. l’esistenza, o meno, di un nesso causale tra evento scatenante e conseguenze e la qualifica di tale nesso, causale o concausale;
  4. la dimensione temporale: cioè se si tratti di un danno temporaneo e/o permanente;</li
  5. l’entità del danno subito e la sua espressione in termini quantitativi, riferita ad una percentuale di invalidità riportata dal soggetto rispetto ad un totale ideale di 100% di salute psichica, in modo da dare un parametro sul quale calcolare la liquidazione;
  6. la situazione del soggetto in termini qualitativi, in modo da dare al giudice una cornice più ampia che gli permetta, qualora adotti un sistema liquidatorio a punti flessibili o equitativo, di prendere in considerazione in modo più specifico ed adeguato il singolo caso. In modo più preciso, si deve svolgere una valutazione qualitativa dello stato anteriore nelle varie sfere: individuale, sociale, lavorativa, affettiva, emotiva e cognitiva. Si deve poi procedere con una descrizione dei sintomi e del livello di sofferenza, al momento dell’evento e nei momenti successivi, per arrivare in fine ad una descrizione dell’incidenza del quadro sintomatologico sul funzionamento attuale della persona, sulle aspettative individuali e sui compiti di sviluppo del ciclo di vita del soggetto;
  7. l’esclusione di una simulazione;
  8. la presenza di un eventuale danno esistenziale e/o di un danno morale;
  9. la relazione tra il danno subito ed altre eventuali voci di risarcimento (es. danno alla capacità lavorativa specifica, ecc.) e riferimento esplicito alla eventuale necessità ud utilità di cure psicoterapeutiche da considerare ai fini del danno emergente.

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